Cos'è l'aromaterapia?
L’impiego degli odori e delle piante aromatiche nella cura e nella prevenzione delle patologie ha una storia molto antica. Cinquemila anni fa gli egiziani usavano infusi di oli e unguenti nelle cerimonie religiose, nell’imbalsamazione delle mummie e nella cura dei malati. I medici greci e romani, a partire da Ippocrate e Galeno, ricorrevano all’uso dei fuochi aromatici per purificare l’aria pestilenziale, e anche i medici arabi hanno contribuito a qualificare la funzione terapeutica e profilattica di prodotti aromatici in alcune patologie. In molte regioni del mondo le erbe aromatiche erano e sono tuttora impiegate nella cura delle malattie oltre che in rituali magici e religiosi. Nonostante i fondamenti di questa pratica risalgano a migliaia di anni fa, l’aromaterapia in Europa si diffonde soprattutto a partire dal XVI secolo, grazie all’interesse manifestato in Germania da medici e da erboristi per l’uso terapeutico degli oli essenziali. Medici, filosofi, scrittori hanno decantato di volta in volta e pressoché in tutte le epoche i poteri curativi, calmanti, stimolanti o energizzanti di aromi e profumi.
Il termine ‘aromaterapia’, coniato nel 1928 dal chimico francese René Maurice Gattefossé, oggi assume connotazioni diverse a seconda dei Paesi in cui è utilizzato e trova applicazione in campo medico oltre che cosmetico, profumiero ed estetico. In Francia, per esempio, il trattamento aromaterapico è di fatto una terapia allopatica somministrata per via orale: insomma, la versione "naturalizzata" di una cura farmacologica, nonché un sistema di trattamenti estetici. In Gran Bretagna, invece, l’aromaterapia s’ispira a principi olistici ed è somministrata per via esterna. In genere, comunque, si conviene su una definizione ampiamente accettata con cui si denota l’utilizzo degli oli essenziali vegetali estratti da piante, fiori, semi, radici, corteccia, per fini terapeutici o per prevenire alcune patologie e inoltre per migliorare il benessere e la forma psicofisica. I fautori di questa medicina alternativa, nata in Gran Bretagna e diffusasi nel resto d’Europa, in Giappone, in Australia e negli Stati Uniti, sostengono che gli aromi inalati o annusati e gli oli applicati sulla cute, inalati o assunti (più raramente) per via orale possono avere effetti sul sistema nervoso centrale e periferico, sull’umore, sull’equilibrio ormonale, sul sistema immunitario, e ancora sulla circolazione sanguigna, sulla respirazione e sul sistema digestivo. E la loro applicazione migliorerebbe non solo la salute fisica ma anche quella emotiva, spirituale e mentale.
Gli oli essenziali sono lo strumento ideale nelle terapie di rilassamento, nella cura dei disturbi d’ansia e nella depressione. Il caso vuole che la loro efficacia terapeutica riconduca alle stesse ragioni che hanno determinato la denigrazione dell’olfatto: lo stretto legame biologico tra la regione odorante e la sede di elaborazione delle emozioni. Gli odori, come sappiamo, stimolano il cervello emotivo ed esercitano così il loro potere sugli stati d’animo. Anche se gli effetti di un ‘odore terapeutico’ sono relativamente transitori e non sempre rapidi, non provocano effetti collaterali. Le apprezzabili virtù sedative degli oli essenziali sono confermate anche da esperimenti condotti su animali (Tisserand 1997) e, prescindendo dall’impiego terapeutico, l’inalazione di odori influirebbe comunque positivamente sullo stato generale di un paziente.