“La vista della piccola madeleine non mi aveva ricordato niente prima di averla gustata, (…) forse perché non sopravviveva nulla di quei ricordi abbandonati così a lungo fuori della memoria. (…) Ma, quando in un antico passato non sussiste niente, dopo la morte degli esseri, dopo la distruzione delle cose, soli, più fragili ma più intensi, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l’odore e il sapore restano ancora a lungo, come anime, a ricordare, ad attendere, a sperare, sulla rovina di tutto il resto, a reggere, senza piegarsi, sulla lorogocciolina quasi impalpabile, l’immenso edificio del ricordo.” (Marcel Proust, La ricerca del tempo perduto, 1913).


La vicinanza anatomica del sistema olfattivo all’amigdala e all’ippocampo, strutture del cervello umano deputate alla memoria e alle emozioni, è all’origine dell’intrinseca capacità dell’olfatto di richiamare alla mente ricordi sopiti dei quali, spesso, non si ha memoria cosciente. Questo processo viene definito “Sindrome di Proust”, dal nome di Marcel Proust, autore letterario che, per primo, descrisse la suddetta dinamica, ne “Alla ricerca del tempo perduto”.


All’interno del primo volume, “Dalla parte di Swann”, l’autore descrive un episodio particolare in cui incorre il protagonista: inzuppando una madeleine in una tazza di tè e portandola alla bocca egli fu improvvisamente colpito con forza da un ricordo che credeva perduto. Il sapore e l’odore di questo dolce inzuppato gli riportarono alla mente un episodio ricorrente della sua infanzia: “[…] All’improvviso il ricordo è davanti a me. Il gusto era quello del pezzetto di madeleine che a Combray, la domenica mattina, quando andavo a darle il buongiorno in camera sua, zia Leonia mi offriva dopo averlo inzuppato nel suo infuso di tè o di tiglio” . Ciò che l’olfatto richiama non è soltanto il ricordo in sé, ma tutte le emozioni ad esso legate, la nostalgia di un tempo e di un affetto che ormai sono parte del passato, le dolci e intime emozioni dell’infanzia.


Questo fenomeno, oggi definito come memoria involontaria, è stato oggetto di numerosi studi di carattere scientifico. Alcuni di questi, incentrati sui disturbi post traumatici, hanno dimostrato come anche gli odori legati al trauma, vale a dire quelli del sangue, di benzina, di bruciato, e così via, abbiano la capacità di innescare in pazienti e persone affette da PTSD, memorie molto dettagliate del trauma incorso, ricordi ancorati e duraturi nel tempo.


Durante uno studio condotto nel 2012 è stato sottoposto a un campione di 70 donne un filmato contenente scene spaventose o violente, con la consegna di prestare estrema attenzione al filmato stesso. La proiezione era accompagnata dalla diffusione, all’interno del locale, di una fragranza, una luce e una musica. In seguito alla visione del filmato è stato chiesto alle partecipanti di fornire una valutazione dal punto di vista delle immagini, della vividezza, delle emozioni provate, etc. Trascorsa una settimana, i ricercatori hanno chiesto alle partecipanti di ripetere la valutazione, sottoponendo ognuna di esse a uno degli stimoli sensoriali utilizzati durante la proiezione. Il risultato dello studio ha evidenziato come le partecipanti sottoposte, durante la seconda valutazione, allo stimolo olfattivo, esprimessero un ricordo del filmato più dettagliato e meno piacevole e manifestassero livelli più alti di arousal (in neuropsicologia e’ una condizione temporanea del sistema nervoso, in risposta a uno stimolo significativo e d'intensità variabile, di un generale stato di eccitazione, caratterizzato da una maggiore situazione attenzionale-cognitiva di vigilanza e di pronta reazione agli stimoli esterni).


La memoria olfattiva possiede un solido legame con i processi d’apprendimento. Se si acquisisce, per esempio, una lista di parole in un ambiente caratterizzato da un determinato odore, la rievocazione di queste parole risulterà più semplice e immediata nel momento in cui quello stesso odore sarà nuovamente captato. Il fatto che il sistema di archiviazione degli odori all’interno della memoria sia di tipo olistico risulta vantaggioso nel recupero a lungo termine, ma poco funzionale nel recupero a breve termine. Nel 2020 un gruppo di ricercatori della Stockholm University ha condotto uno studio incentrato sulla relazione tra olfatto e apprendimento, con l’obiettivo di comprendere se e come la memoria olfattiva possa essere effettivamente addestrata. In seguito a una serie di sperimentazioni è stato dimostrato come le sue prestazioni siano notevolmente migliorabili tramite uno specifico allenamento, più di quanto non lo siano invece quelle della memoria visiva. Una difficoltà frequente e comune, quando si parla di odori, è quella di identificare la fragranza a cui si desidera fare riferimento, dandole un nome e una descrizione accurata: non esistono termini precisi per la descrizione degli odori, che sono solitamente comunicati utilizzando vocaboli relativi al mondo alimentare o emozionale, oppure tramite similitudini e metafore. Basti pensare che, rispetto alle decine di migliaia di odori che l’essere umano è in grado di rilevare, è capace di assegnare un nome preciso soltanto alla metà di essi. La pratica e l’allenamento, in questo senso, sembrerebbero migliorare le capacità identificative. Identificare un odore significa riconoscerlo, rendersi conto cioè di averlo già sentito, ricondurlo a una classe ed estrarre contestualmente dalla memoria (quella semantica) un’etichettatura pertinente con cui classificarlo e descriverlo. Al di là della capacità di descrizione verbale, spesso ci si trova in difficoltà anche nella vera e propria identificazione di un profumo percepito, per quanto possa essere banale, se non è presente o visibile la sua stessa fonte. Questo fenomeno è detto “della punta del naso”, per analogia con il modo di dire “avere una parola sulla punta della lingua”. L’origine di questa difficoltà nell’attribuire un nome e un’immagine agli stimoli olfattivi percepiti potrebbe essere spiegata con il fatto che cervello odorante e centri neocorticali del linguaggio, all’interno del cervello umano, sono uniti tramite legami molto deboli. Dall’altro lato, un’ulteriore spiegazione plausibile si può trovare nella scarsa importanza che viene data dalla società moderna, soprattutto nel mondo occidentale, all’apprendimento olfattivo.
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